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Un “fungo nero” che colpisce i pazienti di Covid-19 è motivo di grande preoccupazione per i medici in India

Fungo nero Covid

Lo chiamano “fungo nero”, ed è una delle possibili conseguenze del Covid a tenere in stato di allarme medici e pazienti in India.

Mentre in molte parti del mondo la pandemia sembra allentare la morsa, in India la situazione rimane molto grave. Come riporta France 24, il “fungo nero “, raro in Francia, ma più frequente in India, è favorito da diversi aspetti della crisi sanitaria. Questa patologia fungina sembra interessare, per la maggior parte, i pazienti guariti dal Coronavirus  o in via di guarigione.

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Chi colpisce il fungo nero?

Come affermato dalle autorità sanitarie del paese il “fungo nero” colpisce soggetti debilitati dell’infezione del Covid e che presentano anche patologie relative al diabete. Akshay Nair, chirurgo oftalmico che lavora in tre ospedali a Bombay, una delle città più colpite dallo scoppio dell’epidemia che l’India conosce da diverse settimane, afferma di aver ricevuto circa 40 pazienti affetti da mucormicosi durante il mese di aprile.

Un numero decisamente superiore ai soliti e che ha fatto scattare un vero e proprio allarme in tutta la zona indiana. La mucormicosi, questo il nome scientifico del “fungo nero”, è una malattia molto rara e colpisce solo alcune persone che sono molto immunodepresse”. Pur essendo raro, è comunque “estremamente grave”, insistono i medici, evidenziando un altissimo tasso di mortalità.

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Il “fungo nero”, responsabile della mucormicosi, fa parte della famiglia delle Mucorales. Si trova in tutto il mondo e, il più delle volte, non pone alcun problema. “I funghi sono ovunque nel nostro ambiente. Si trovano su piante, animali, insetti, li respiriamo quotidianamente”, spiega ai microfoni di France 24 Stéphane Bretagne, capo del dipartimento di parassitologia-micologia dell’ospedale Saint-Louis.

Questo però, attaccando l’organismo debilitato e immunodepresso, provoca reazioni spesso letali. “Il fungo nero si diffonde molto rapidamente. È quindi essenziale reagire e agire molto rapidamente”, spiega Jean Menotti. “Ma purtroppo spesso siamo lenti a rilevarlo”.

Diversi medici indiani puntano il dito contro l’uso di trattamenti a base di corticosteroidi nelle unità di terapia intensiva. “Questi farmaci sono consigliati in questi casi perché aiutano a superare l’infiammazione, ricorda Stéphane Bretagne. Ma hanno anche lo svantaggio di indebolire il sistema immunitario e quindi di promuovere malattie fungine”.

Fonte: france24.com

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