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“Il virus SarsCoV2 continua a mutare”: le spiegazioni degli esperti su come e perché si sviluppano le varanti del Covid-19

Il virus SarsCoV2 continua a mutare

L’alfabeto greco potrebbe non bastare per elencare tutte le probabili mutazioni del virus SarsCoV2, ha spiegato il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano. Nel corso di una dettagliata spiegazione, il professor Broccolo ha fatto chiarezza sulla deriva antigenica che sta interessando il Covid-19, assimilabile allo stesso fenomeno che colpisce i virus dell’influenza.

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Intervistato dall’ANSA, il virologo ha spiegato: “Il virus SarsCV2 sta mutando continuamente. Le nuove varianti si stanno formando durante tempeste di infezioni incontrollate come quelle avvenute in Gran Bretagna, India e Perù”. Un meccanismo da ricondurre al drift antigenico, un termine che illustra quella che è stata identificata come una “deriva del virus” da imputare alle costanti mutazioni. Nello specifico il cosiddetto drif antigenico si rintraccia con l’insorgenza dei nuovi focus di influenza stagionale, che portano a modificare la formulazione alla base dei vaccini.

Soffermandosi sulla continua metamorfosi del virus SarsCoV2, l’esperto ha detto: “Sperimenta nuove mutazioni casuali che possono essere vantaggiose o svantaggiose e non si può escludere che nuove varianti stiano nascendo sotto la pressione selettiva esercitata dagli anticorpi maturati nei soggetti che hanno avuto la malattia o che sono stati vaccinati. Le nuove varianti sono ormai continue […]”.

Le mutazioni costanti del Il virus SarsCoV2

Il drif antigenico sarebbe quindi un meccanismo attivo nelle continue mutazioni che coinvolgono principalmente la proteina Spike del virus SarsCoV2, attraverso cui attacca le cellule umane. Le costanti mutazioni dell’agente virale rappresentano un grosso ostacolo nella risposta immunitaria in quanto negano agli anticorpi naturali ed a quelli indotti dal vaccino di attivarsi. Un fattore esaminato dall’indagine condotta sulla variante Epsilon: uno studio pubblicato sulla rivista Science e firmato da Matthew McCallum, biochimico presso l’Università di Washington a Seattle.

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Invece un team di lavoro presso l’Istituto nazionale giapponese per le malattie infettive guidato da Saya Moriyama ha analizzato il ruolo degli anticorpi neutralizzanti nei soggetti contagiati dal virus. Le conclusioni dello studio illustrate sulla rivista Immunity hanno segnalato che gli anticorpi neutralizzanti, anche se si riducono con il passare del tempo, assicurano una valida protezione anche contro le nuove varianti del Covid.

Un punto illustrato anche dal professor Broccolo che ha precisato che il calo degli anticorpi neutralizzanti non determina un declino della protezione, anzi nel tempo si verifica una sorta di maturazione anticorpale che determina una maggiore flessibilità contro le nuove varianti. “Al momento non sappiamo se un processo analogo avvenga anche negli anticorpi generati dai vaccini, ma fin da adesso potremmo dire che leggere solo il titolo degli anticorpi potrebbe essere riduttivo” – ha ribadito il virologo italiano.

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