Arresto cardiaco improvviso: le possibili cause e perché il primo soccorso è così importante

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La vicenda che ha riguardato il giocatore della Danimarca Christian Eriksen pone l’attenzione sull’arresto cardiaco improvviso.

Tutti hanno negli occhi quegli istanti terribili durante i quali Eriksen, colpito da arresto cardiaco improvviso, crolla a terra privo di sensi. Solo l’intervento provvidenziale del capitano della squadra danese Kjaer, e l’azione decisa dei medici hanno salvato la vita ad Eriksen.

Il medico della nazionale danese in una conferenza stampa ha detto: “Chris era morto, abbiamo fatto un miracolo”.  L’arresto cardiaco improvviso, da molti scambiato per un infarto, è differente e può addirittura essere maggiormente letale.

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Arresto cardiaco

Quali sono quindi le differenze tra arresto cardiaco improvviso e infarto ?

L’arresto cardiaco improvviso è di solito del tutto inaspettato. Al contrario dell’infarto che, spesso, è preceduto da sintomi evidenti quale il dolore al torace, sudorazione fredda, malessere generale.

Mentre nell’arresto cardiaco improvviso, come le terribili immagini di Eriksen hanno dimostrato, c’è una perdita totale di sensi, durante l’infarto il paziente rimane cosciente.

L’arresto cardiaco improvviso è definito come la cessazione dell’attività elettrica cardiaca, per cui il cuore si ferma con conseguente perdita di coscienza e cessazione delle altre funzioni vitali, inclusa la respirazione.

Per questo la tempestività dei soccorsi diventa ancora più importante rispetto all’ infarto che, non dimentichiamolo, deve essere anch’esso trattato con molta celerità.

Christian Eriksen è stato salvato dall’intervento del personale sanitario che, grazie al defibrillatore e al massaggio cardiaco, hanno permesso al cuore di tornare a battere.

La rianimazione cardiopolmonare

L’arresto cardiaco improvviso comporta l’immediata necessità di supportare gli organi vitali e, auspicabilmente, far ripartire il cuore nel minor tempo possibile.

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Per questo si deve effettuare la rianimazione cardiopolmonare, che prevede l’applicazione di un protocollo con una sequenza di compressioni al torace e respirazione bocca a bocca.

Mentre l’utilizzo del defibrillatore consente di invertire gli effetti della aritmia cardiaca.

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